martedì 31 gennaio 2012
American Academy of Forensic Scienzes
Consiglio quanti interessati ad approfondire le scienze forensi, di visitare il sito http://www.aafs.org/ comunque importanto all'interno dei link dedicati al "falso documentale"
sabato 21 gennaio 2012
Domani è un altro giorno...
Questa mattina Niccolò, il Collega di Milano barbaramente ucciso, ha cessato, finalmente, la sua "agonia giudiziaria", anche da defunto. Libero dai vincoli dell'A.G. è giunto a degna sepoltura.
Ieri, alla Festa di San Sebastiano, nel nostro piccolo, abbiamo ripercorso, per immagini e per racconti, la storia del nostro piccolo comando locale.
Non è stato semplice abbinare l'idea di un momento di festa ad un momento di così grave lutto...però, anche questo è la nostra vita professionale.
Perché, ormai, lo facciamo meccanicamente - anche quelli più lavativi di noi - e non solo perché a fine mese c'è uno stipendio da guadagnare. Facciamo che ci alziamo ed indossando la nostra giubba (così simile a quelle di tanti altri Colleghi di altre amministrazioni della sicurezza pubblica), più o meno onorati di farlo e appena fuori dall'uscio di casa, diventiamo i bersagli facili di una serie di soggetti che vanno dal balordo al camorrista più spietato.
Se poi capita come a Niccolò, eh no! non ci si dica che anche quello è un infortunio sul lavoro: quello E' IL NOSTRO LAVORO, anzi, come ha detto bene ieri sera Padre Domenico durante l'omelia, quella E' LA NOSTRA MISSIONE.
Rischiamo la nostra pellaccia e quella dei nostri familiari che restano o ci assistono, consapevoli che la spada di Damocle è sulla nostra testa: le cose non capitano, ma siamo noi che ce le facciamo capitare addosso e questo non solo per noi (dunque il 27), ma per una comunità che proviamo a credere di poter proteggere; anche quando quella stessa comunità ci lascia soli, come un branco di Don Chischotte, senza neppure un Sancho Panza a cui raccontare le nostre belle idee di giustizia.
Anche quando, come Niccolò Savarino, ci pariamo dinanzi ad un utente della strada (uno dei tanti sconosciuti), convinti che la forza debole dell'uniforme, da sola, sia sufficiente a ristabilire una regola elementare, quale il controllo della persona al volante di un'auto.
Anche quando una semplice bicicletta è il nostro scudo, dinanzi alla potenza di un autoveicolo condotto da un folle.
Per questo Niccolò è stato scortato, non da una delle tante auto blu che giornalmente scarrozzano a destra e a manca illustri sconosciuti, magari per portarli a fare la spesa, ma dalle biciclette dei Ghisa milanesi, perché questo siamo noi: sulle strade di Milano, come sulle vie vicinali di uno dei più degli ottomila uffici della Polizia Municipale.
Siamo, essenzialmente, soli.
Ma una moltitudine di solitudini diverse, ci fa sentire tanti e grandi: sicuramente uniti da una comune idea di giustizia, che ci fa sentire giusti e quindi, pronti ad andare avanti, oggi con un motivo in più, che è quello di onorare il ricordo di un nostro giovane Collega che partendo dalla Sicilia - pericolosa terra di mafia - è andato nella "Milano da bere", dove poter consumare, nella sua solitudine di uno di noi, il suo ultimo bicchiere di veleno.
Ieri, alla Festa di San Sebastiano, nel nostro piccolo, abbiamo ripercorso, per immagini e per racconti, la storia del nostro piccolo comando locale.
Non è stato semplice abbinare l'idea di un momento di festa ad un momento di così grave lutto...però, anche questo è la nostra vita professionale.
Perché, ormai, lo facciamo meccanicamente - anche quelli più lavativi di noi - e non solo perché a fine mese c'è uno stipendio da guadagnare. Facciamo che ci alziamo ed indossando la nostra giubba (così simile a quelle di tanti altri Colleghi di altre amministrazioni della sicurezza pubblica), più o meno onorati di farlo e appena fuori dall'uscio di casa, diventiamo i bersagli facili di una serie di soggetti che vanno dal balordo al camorrista più spietato.
Se poi capita come a Niccolò, eh no! non ci si dica che anche quello è un infortunio sul lavoro: quello E' IL NOSTRO LAVORO, anzi, come ha detto bene ieri sera Padre Domenico durante l'omelia, quella E' LA NOSTRA MISSIONE.
Rischiamo la nostra pellaccia e quella dei nostri familiari che restano o ci assistono, consapevoli che la spada di Damocle è sulla nostra testa: le cose non capitano, ma siamo noi che ce le facciamo capitare addosso e questo non solo per noi (dunque il 27), ma per una comunità che proviamo a credere di poter proteggere; anche quando quella stessa comunità ci lascia soli, come un branco di Don Chischotte, senza neppure un Sancho Panza a cui raccontare le nostre belle idee di giustizia.
Anche quando, come Niccolò Savarino, ci pariamo dinanzi ad un utente della strada (uno dei tanti sconosciuti), convinti che la forza debole dell'uniforme, da sola, sia sufficiente a ristabilire una regola elementare, quale il controllo della persona al volante di un'auto.
Anche quando una semplice bicicletta è il nostro scudo, dinanzi alla potenza di un autoveicolo condotto da un folle.
Per questo Niccolò è stato scortato, non da una delle tante auto blu che giornalmente scarrozzano a destra e a manca illustri sconosciuti, magari per portarli a fare la spesa, ma dalle biciclette dei Ghisa milanesi, perché questo siamo noi: sulle strade di Milano, come sulle vie vicinali di uno dei più degli ottomila uffici della Polizia Municipale.
Siamo, essenzialmente, soli.
Ma una moltitudine di solitudini diverse, ci fa sentire tanti e grandi: sicuramente uniti da una comune idea di giustizia, che ci fa sentire giusti e quindi, pronti ad andare avanti, oggi con un motivo in più, che è quello di onorare il ricordo di un nostro giovane Collega che partendo dalla Sicilia - pericolosa terra di mafia - è andato nella "Milano da bere", dove poter consumare, nella sua solitudine di uno di noi, il suo ultimo bicchiere di veleno.
venerdì 20 gennaio 2012
CODICE DEGLI STRANIERI COMMENTATO
di: U. TERRACCIANO - O. LUPO
casa editrice: MAGGIOLI EDITORE RIMINI
anno / edizione: 2011 / I
parti principali: D. LGS. 25.07.1998, N. 286
pagine: 903
misure: cm. 15 x cm. 21 e taglio cm 4,5
codice: ISBN 978-88-387-6874-9
Non so se sono gli stranieri, un problema per l'Italia, o l'Italia, un problema per gli stranieri.
Certamente, la Comunità Europea ha già "bacchettato" il nostro Paese, per un'applicazione disinvolta delle disposizioni di legge che regolano il soggiorno dello straniero sul territorio dello Stato, con particolare riferimento alle modalità di allontanamento dell'extracomunitario clandestino.
Insomma, per l'Unione Europea, l'identità "clandestino = criminale" non regge ma, piuttosto, è opportuno sostituire questa identità con un'equazione dalle più svariate incognite.
Intanto, mentre chi sta ai piani alti della politica e chi è preposto a governare l'Europa e l'Italia, si predispone a "scambi di vedute", talvolta, poco edificanti, chi opera sulle strade e percepisce molto da vicino l'odore del "diverso", si lambicca il cervello per recuperare una norma, credibile e condivisibile, dal testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Non c'inganni l'anno di promulgazione della legge delegata anzidetta, giacché, dal 1998, altre leggi si sono avvicendate; così come diversi Governi hanno inteso accettare (nel senso di agir d'accetta!) quel testo, con filosofiche o criminogene impostazioni degli obiettivi mutevoli della stessa disposizione di legge.
Non dimentichiamo, che fino al 1989 il problema dello straniero (oggi, il solo extracomunitario) era da considerare un problema di sicurezza pubblica, giacché le uniche disposizioni che potevamo rinvenire nel nostro ordinamento giuridico, erano contenute proprio nel T.U.L.P.S. All'On. Martelli l'onore (ma direi l'onere) di aver provato a buttar giù una prima disposizione di legge che potesse superare quel limite culturale, giacché uno straniero è, innanzitutto, un cittadino ed un cittadino in quanto tale, non può essere considerato un criminale - al più, un disperato - sol per quella condizione da planisferici disequilibri socio-economico-culturali.... certamente, qui, il discorso si farebbe troppo vasto, sebbene degno di meditazione individuale.
Orbene, l'operatore di strada, il poliziotto, ma chiunque abbia a cuore - per dovere di legge, o di coscienza - la giustezza delle leggi, in quanto strumento di mediazione dei conflitti e di attuazione della dignità della persona, ha sempre di più la necessità di trovare una soluzione ad un sempre più evidente contrasto tra norme di diritto interno, europeo e, perché no, di diritto internazionale.
Giacché, nessuno dimentichi che i diritti fondamentali dell'uomo - vivaddio! - sono stati recepiti da questo Paese e che le norme costituzionali si conformano al dettato delle leggi internazionali, come a quelle della Comunità Europea.
Allora, salutiamo affettuosamente (per la stima che ci lega al Dott. Terracciano) la stesura e la pubblicazione di questo testo, fiduciosi in una interpretazione che sia sicuramente la più autorevole e corretta del T.U. 286/1998, non solo per l'autorevolezza accademica degli studiosi, ma per la loro contemporanea funzione di dirigenti della Polizia di Stato.
Dunque, non si tratta di meri commenti teorici, talvolta inapplicabili ai casi concreti; piuttosto, veri e propri consigli operativi, se non direttive condivisibili ed attuabili presso ogni struttura di polizia locale e dello Stato.
Istruzioni operative, coniate nella forma del commento, articolo per articolo, del "codice dello straniero", anche con rimandi diretti alle disposizioni del relativo regolamento di attuazione; da confrontare,
poi, con la più accreditata giurisprudenza riportata a margine di ogni singola disposizione.
Risulta particolarmente curata, la grafica, con la palese evidenziazione dell'articolo e quindi, del commento eppoi delle varie massime.
A corredo del manuale è presente un CD ove è riportata l'intera disciplina giuridica oggetto di analisi e commento, sì da poter utilizzare la stessa, anche mediante memorizzazione in banca dati.
Un'opera necessaria, direi, che può sicuramente facilitare la vita di tutti coloro i quali hanno necessità di confrontarsi con questo non facile testo di legge.
casa editrice: MAGGIOLI EDITORE RIMINI
anno / edizione: 2011 / I
parti principali: D. LGS. 25.07.1998, N. 286
pagine: 903
misure: cm. 15 x cm. 21 e taglio cm 4,5
codice: ISBN 978-88-387-6874-9
Non so se sono gli stranieri, un problema per l'Italia, o l'Italia, un problema per gli stranieri.
Certamente, la Comunità Europea ha già "bacchettato" il nostro Paese, per un'applicazione disinvolta delle disposizioni di legge che regolano il soggiorno dello straniero sul territorio dello Stato, con particolare riferimento alle modalità di allontanamento dell'extracomunitario clandestino.
Insomma, per l'Unione Europea, l'identità "clandestino = criminale" non regge ma, piuttosto, è opportuno sostituire questa identità con un'equazione dalle più svariate incognite.
Intanto, mentre chi sta ai piani alti della politica e chi è preposto a governare l'Europa e l'Italia, si predispone a "scambi di vedute", talvolta, poco edificanti, chi opera sulle strade e percepisce molto da vicino l'odore del "diverso", si lambicca il cervello per recuperare una norma, credibile e condivisibile, dal testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Non c'inganni l'anno di promulgazione della legge delegata anzidetta, giacché, dal 1998, altre leggi si sono avvicendate; così come diversi Governi hanno inteso accettare (nel senso di agir d'accetta!) quel testo, con filosofiche o criminogene impostazioni degli obiettivi mutevoli della stessa disposizione di legge.
Non dimentichiamo, che fino al 1989 il problema dello straniero (oggi, il solo extracomunitario) era da considerare un problema di sicurezza pubblica, giacché le uniche disposizioni che potevamo rinvenire nel nostro ordinamento giuridico, erano contenute proprio nel T.U.L.P.S. All'On. Martelli l'onore (ma direi l'onere) di aver provato a buttar giù una prima disposizione di legge che potesse superare quel limite culturale, giacché uno straniero è, innanzitutto, un cittadino ed un cittadino in quanto tale, non può essere considerato un criminale - al più, un disperato - sol per quella condizione da planisferici disequilibri socio-economico-culturali.... certamente, qui, il discorso si farebbe troppo vasto, sebbene degno di meditazione individuale.
Orbene, l'operatore di strada, il poliziotto, ma chiunque abbia a cuore - per dovere di legge, o di coscienza - la giustezza delle leggi, in quanto strumento di mediazione dei conflitti e di attuazione della dignità della persona, ha sempre di più la necessità di trovare una soluzione ad un sempre più evidente contrasto tra norme di diritto interno, europeo e, perché no, di diritto internazionale.
Giacché, nessuno dimentichi che i diritti fondamentali dell'uomo - vivaddio! - sono stati recepiti da questo Paese e che le norme costituzionali si conformano al dettato delle leggi internazionali, come a quelle della Comunità Europea.
Allora, salutiamo affettuosamente (per la stima che ci lega al Dott. Terracciano) la stesura e la pubblicazione di questo testo, fiduciosi in una interpretazione che sia sicuramente la più autorevole e corretta del T.U. 286/1998, non solo per l'autorevolezza accademica degli studiosi, ma per la loro contemporanea funzione di dirigenti della Polizia di Stato.
Dunque, non si tratta di meri commenti teorici, talvolta inapplicabili ai casi concreti; piuttosto, veri e propri consigli operativi, se non direttive condivisibili ed attuabili presso ogni struttura di polizia locale e dello Stato.
Istruzioni operative, coniate nella forma del commento, articolo per articolo, del "codice dello straniero", anche con rimandi diretti alle disposizioni del relativo regolamento di attuazione; da confrontare,
poi, con la più accreditata giurisprudenza riportata a margine di ogni singola disposizione.
Risulta particolarmente curata, la grafica, con la palese evidenziazione dell'articolo e quindi, del commento eppoi delle varie massime.
A corredo del manuale è presente un CD ove è riportata l'intera disciplina giuridica oggetto di analisi e commento, sì da poter utilizzare la stessa, anche mediante memorizzazione in banca dati.
Un'opera necessaria, direi, che può sicuramente facilitare la vita di tutti coloro i quali hanno necessità di confrontarsi con questo non facile testo di legge.
giovedì 19 gennaio 2012
DOPO L'OMICIDIO DELL'AGENTE NICCOLO' SAVARINO
Credo che a Giordano Biserni vada tutto il Grande Grazie della nostra categoria giacché, uno tra pochi, uno che è stato un poliziotto ma che non ha fatto di quella prerogativa la sua carta vincente, ma l'asso nella manica, per il miglioramento della sicurezza di tutti, compresa la polizia locale.
Invito tutti quanti - cittadini ed addetti ai lavori - a cogliere la sintesi e la nettezza di questo pensiero; la percezione, umana e professionale, del fondamentale ruolo della Polizia Municipale d'Italia, ancora relegata a "cenerentola" della sicurezza, ancora in preda al sortilegio di una mezzanotte scoccata, senza che il tempo scorra, per noi, come per altri, donne e uomini in divida che espongono la loro persona a tutela dei beni pubblici.
Grazie Presidente Biserni!
http://blog.panorama.it/italia/2012/01/19/aumentano-le-aggressioni-alle-forze-dellordine-che-lavorano-in-strada-lintervista/
Invito tutti quanti - cittadini ed addetti ai lavori - a cogliere la sintesi e la nettezza di questo pensiero; la percezione, umana e professionale, del fondamentale ruolo della Polizia Municipale d'Italia, ancora relegata a "cenerentola" della sicurezza, ancora in preda al sortilegio di una mezzanotte scoccata, senza che il tempo scorra, per noi, come per altri, donne e uomini in divida che espongono la loro persona a tutela dei beni pubblici.
Grazie Presidente Biserni!
http://blog.panorama.it/italia/2012/01/19/aumentano-le-aggressioni-alle-forze-dellordine-che-lavorano-in-strada-lintervista/
giovedì 5 gennaio 2012
Prontuario per il controllo di stranieri e comunitari
Non è strano, nel nostro Paese, che un testo di legge e, più specificatamente, un testo unico, subisca irrimediabilmente, significativi "colpi di scure", mediante l'istituto della decretazione d'urgenza.
Raffaele Chianca e Gianluca Fazzolari ci aiutano sicuramente a comprendere fin da subito questa caratteristica (se così ci si può esprimere) presentando il d. Lgs. 286/1998 e le sue ventiquattro modifiche, ultime delle quali, ancora con l'ennesimo decreto legge dei nove che lo hanno modificato e cioè il d.L. 89/2011, convertito il Legge 2 agosto 2011, n. 129.
Sottolineo questo aspetto, giacché affatto marginale e significativo di un'attenzione tutta particolare all'evoluzione di una materia così complessa che, solo la caparbietà di questi due Colleghi della Polizia di Stato, può garantire immutata nel tempo.
Così si giunge presto all'odierna seconda edizione del "Prontuario per il controllo di stranieri e comunitari", una sorta di "tabella di marcia" per guidarci ad applicare con sicurezza e competenza, le non semplici disposizioni in materia di immigrazione e reati di falso, nonché applicare a tali materie giuridiche quelle regole formali che riguardano la procedura penale.
Del resto, Raffaele e l'amico Gianluca, non cessano mai di stupirci e di raccontarci della necessità di identificare compiutamente ogni cittadino...figuriamoci se questo è uno straniero.
Non tanto per discriminare una condizione di cittadinanza, quanto piuttosto, per quel dato statistico che caratterizza il soggiorno sul territorio dello Stato, in dispregio delle leggi sulla immigrazione e, comunque, avvalendosi di dichiarazioni mendaci sulla identità personale, se non dimostrando l'identità personale mediante l'ostensione di documenti non genuini.
Quindi un manuale di polizia "a schede", ma non solo, che riportando il testo di ogni singola disposizione, ne ricava la norma, fornendo le relative note operative e procedurali, con l'ulteriore massimario.
Uno strumento operativo che fa piacere consultare e far consultare, con quel convincimento che solo il gioco di squadra può rendere le maglie della rete della giustizia, sempre più strette e quindi, arginare fenomeni di devianza criminale, che possono scaturire dalla condizione di disagio sociale della clandestinità.
Raffaele Chianca e Gianluca Fazzolari ci aiutano sicuramente a comprendere fin da subito questa caratteristica (se così ci si può esprimere) presentando il d. Lgs. 286/1998 e le sue ventiquattro modifiche, ultime delle quali, ancora con l'ennesimo decreto legge dei nove che lo hanno modificato e cioè il d.L. 89/2011, convertito il Legge 2 agosto 2011, n. 129.
Sottolineo questo aspetto, giacché affatto marginale e significativo di un'attenzione tutta particolare all'evoluzione di una materia così complessa che, solo la caparbietà di questi due Colleghi della Polizia di Stato, può garantire immutata nel tempo.
Così si giunge presto all'odierna seconda edizione del "Prontuario per il controllo di stranieri e comunitari", una sorta di "tabella di marcia" per guidarci ad applicare con sicurezza e competenza, le non semplici disposizioni in materia di immigrazione e reati di falso, nonché applicare a tali materie giuridiche quelle regole formali che riguardano la procedura penale.
Del resto, Raffaele e l'amico Gianluca, non cessano mai di stupirci e di raccontarci della necessità di identificare compiutamente ogni cittadino...figuriamoci se questo è uno straniero.
Non tanto per discriminare una condizione di cittadinanza, quanto piuttosto, per quel dato statistico che caratterizza il soggiorno sul territorio dello Stato, in dispregio delle leggi sulla immigrazione e, comunque, avvalendosi di dichiarazioni mendaci sulla identità personale, se non dimostrando l'identità personale mediante l'ostensione di documenti non genuini.
Quindi un manuale di polizia "a schede", ma non solo, che riportando il testo di ogni singola disposizione, ne ricava la norma, fornendo le relative note operative e procedurali, con l'ulteriore massimario.
Uno strumento operativo che fa piacere consultare e far consultare, con quel convincimento che solo il gioco di squadra può rendere le maglie della rete della giustizia, sempre più strette e quindi, arginare fenomeni di devianza criminale, che possono scaturire dalla condizione di disagio sociale della clandestinità.
martedì 27 dicembre 2011
Presento "RAMBO" il corpo speciale della POLIZIA LOCALE
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale non viene riconosciuta la c.d. "causa di servizio" (ultima manovra finanziaria). Insomma, se un poliziotto dello Stato incontra, fatalmente, un delinquente che lo crivella di colpi d'arma da fuoco, per lui si aprirà un procedimento per "causa di servizio"...se capita al vigile urbano, la legge italiana esclude tale procedura.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale non viene riconosciuta l'indennità di P.S. che, diversamente, viene riconosciuta alle forze di polizia, sicché il mio rischio sulle strade e per il mio lavoro, è considerato in modo diverso da quello riconosciuto a carabinieri, polizia di Stato, polizia penitenziaria; ma non solo, Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato. Forse perché un poliziotto che opera nel mio paese ha dei rischi in più che i miei o quello che opera a Palermo, li ha diversi da quello dell'omologo vigile urbano?
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale, tutt'al più, viene assegnata un'arma corta, per difesa personale, ma che non possono utilizzare uno sfollagente (salvo che il legislatore regionale si prodighi a chiamarlo mazzetta di segnalamento o qualche altro italico psuodonimo), portare al seguito uno spry antiagressione e che comunque, per portare quell'arma, il consiglio comunale deve decidere se riconoscere o meno, tale facoltà al poliziotto locale: e, si badi, bene, solo entro i ristretti limiti del territorio comunale di appartenenza. Diversamente, chi indossa una delle uniformi delle forse di polizia ha un'arma corta come dotazione di servizio (rectius, se hai un'uniforme, presumo che hai anche le palle per portarla) che può portare su tutto il territorio nazionale, giacché se serve a difenderti e a difendere, non capisco bene perché dovrebbe cessare questa funzione quando il poliziotto varca il limite del territorio di sua competenza (come avviene per il vigile urbano). Inoltre, quelli che indossano le uniformi delle forze di polizia hanno armi di reparto (quindi, sono in dotazione all'equipaggio che compone la pattuglia) quale lo sfollagente e la mitraglietta.
Interessante è anche sapere che tutt'oggi e da diversi anni, per fare il vigile urbano ci vuole il diploma di scuola media superiore, ma per entrare nelle forze di polizia basta la terza media. Nonostante questo, ai vigili urbani non è copnsentito accedere alla banca dati del Ministero dell'Interno - come, diversamente, avviene per le forze di polizia - e quindi, conosci sempre il nome ed il cognome di chi fermi, ma non sai mai chi fermi.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che è compito dello Stato (è scritto nella Costituzione, non nel libro delle chimere) esercitare la polizia dell'immigrazione, ma è la polizia municipale che si vede impegnata in prima linea contro fenomeni delinquenziali, quali la contraffazione, senza avere adeguati strumenti di collegamento ed operativi per vincere almeno qualche battaglia.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale raramente viene acquistato un giubbetto antiproiettile...non dico per andare a fare sparatorie ma, più semplicemente, fare una delle attività più consuete e cioè quella di assistere il personale 118 durante un TSO (ad esempio)...ricordo che qualche tempo fa, se anziché il poliziotto dello Stato, munito di giubbetto antiproiettile, fosse intervenuto - come solitamente accade - il vigile urbano, questo sarebbe stato infiocinato dal disturbato psichico.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che un equipaggio della polizia di Stato non esce in servizio, se non a bordo di un'auto munita di cellula di sicurezza (divisorio interno che separa il personale, dal trasportato che, solitamente, è un fermato/arrestato) e che, diversamente, se non ci sono almeno tre persone la pattuglia non esce; ancora, se la pattuglia è prevista in notturna, con tre unità ed uno si ammala, la pattuglia resta chiusa in commissariato perché esposta a rischi dei quali esiste comunque la c.d. "causa di servizio". Soprattutto, se sanno che una pattuglia di vigili urbani è composta da quello che capita, armati o non armati, donne, uomini, a posto determinato o indeterminato, di giorno, come di notte e, sicuramente e salvo rare occasioni, con non più di due persone a bordo.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che sono ben pochi i comandi che hanno una camera di sicurezza, ma non è raro dover accompagnare in caserma una persona soggetta a controllo e che, in tale fase, è minacciata la sicurezza della persona e del personale, nonché le finanze pubbliche, perché se il tipo si fa male, poi paga la comunità, moralmente e/o economicamente, salvo rivalse sui malcapitati vigili jettati.
Sicuramente, i cittadini non sanno che ultimamente le varie prefetture insistono affinché i sindaci impieghino il personale della polizia municipale, per dare ausilio alle forze di polizia, soprattutto in epoca notturna oppure durante le partite di campionato o quando ci possono essere tumulti e, che tutto questo, solitamente, avviene perché i vigili urbani devono fare servizio di vaibilità (così non beccano l'indennità di P.S., ma magari la medesima legnata del tifoso che non si preoccupoa troppo se il berretto dell'agente è bianco o nero) oppure - la trovata più recente - perché la polizia di Stato non può essere distratta nel rilievo dei sinistri stradali...interessante è sapere che il Ministero dell'Interno, con una propria circolare ha disposto che solo la specialità polizia stradale della polizia di Stato può rilevare i sinistri stradali e che comunque, a livello nazionale, il 70-80% degli incidenti stradali, li rileva proprio la polizia locale (municipale e provinciale) e, per quel che resta, provvede la polizia stradale o le stazioni Carabinieri. Ed ancora, trovo notevole difficoltà a credere che esista un sindaco che rinunci all'idea di propinare ai propri cittadini che la sicurezza è sotto controllo, perché i vigili urbani (quelli di cui ho detto più sopra, intendo) aiutano (rectius, sostituiscono) le carenze dello Stato a livello locale, senza garantire quello che dovrebbe garantire lo Stato, con le risorse e le competenze che ha in tema di sicurezza.
Ma mi viene da pensare anche a quei cittadini che tanta acredine riversano sui propri vigili; a coloro i quali, senza pensare che pagano le tasse affinché lo Stato (e non il comune o la provincia che adesso lo Stato vuole sopprimere) li protegga, accettano, così supinamente, di rinunciare a quei servizi che dovrebbe garantire la polizia locale (l'ambiente, il commercio, l'urbanistica, la quiete pubblica,...). Quella polizia locale che viene sempre di più impiegata in servizi che la Costituzione riserva allo Stato.
Non me lo domando, in quanto vigile urbano o con una certa vena di rivalità nei confronti di quelli che indossano una giubba diversa dalla mia: anche perché quello che è riconosciuto loro, è quello che dovrebbe essere riconosciuto a tutti coloro che indossano un'uniforme. Non è una questione di guerra dei poveri.
Piuttosto, me lo domando come cittadino, allorquando, dinanzi ad un Magistrato come Raffaele Cantone, medito sulle sue parole che citano la vigilanza urbana e chiude: "Non bisogna mai dimenticare che attraverso i comuni si controllano le licenze commerciali, gli appalti, l'edilizia, e quindi le nuove case, elemento fondamentale per le famiglie quanto il lavoro: in pratica gran parte della vita dei cittadini (cfr. I Gattopardi, pag. 151). Dunque una vigilanza urbana che faccia il proprio mestiere e lo faccia bene, sarebbe un presidio di prima sicurezza fondamentale, perché capace non solo di accertare, ma di percepire ogni intrusione delinquenziale nel contesto sociale, senza lasciare terreno fertile alla formazione delle associazioni per delinquere o di stampo mafioso o anche semplici delinquentelli (ricordo, che all'epoca delle BR, fu proprio un vigile urbano a fare il c.d. "lavoro sporco" che consentì una grossa operazione di polizia, propriamente detta, solo perché capace di vigilare sull'urbis! il suo mestiere).
Me lo domando come cittadino, perché pensare ad una polizia locale, già di per se sottodimenzionata, che a malapena riesce a coprire il suo non semplice compito primario - la sicurezza urbana, che non è ne la pubblica sicurezza, ne l'ordine pubblico - impiegata come presidio della tutela del territorio dello Stato, senza armi o, se armata, senza un'adeguata preparazione tecnica e psicologica all'uso delle armi, non mi dà sicurezza.
Forse si dovrà attendere che qualcuno si faccia male. Che un vigile urbano che non può invocare la causa di servizio e che nottetempo è stato steso da un ubriaco o crivellato da un criminale notturno, porti i cittadini - intendo, quelli che abitano i comuni, non il popolo italiano - a piangere il proprio vigile e magari, a domandarsi, se ne valeva proprio la pena.
Beh, come cittadino e cultore della Costituzione - il mio libro dei sogni - vorrei vivere in un Paese normale dove:
- chiamo un numero unico dell'emergenza e mi risponde un unico soggetto che garantisce la mia sicurezza (stiamo pagando una pesante sanzione all'Europa perché abbiamo n numeri dell'emergenza: 112, 113, 117, 118,...)
- ho un'unica forza di polizia dello Stato, anziché Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza che in modo coordinato, razionalizzando le innumerevoli forze in gioco e sapendo chi-fa-che-cosa, garantisce la mia sicurezza e quella delle persone a me più care (dal 1° gennaio pagheremo all'Europa una pesante sanzione perché non abbiamo unificato le forze di polizia)
- ho un'unica polizia locale che garantisce la sicurezza urbana, come pacifica convivenza, con attività preventive e repressive di controllo del territorio locale
- non devo più pagare sanzioni all'Europa, perché ho dei governanti che invece di pensare a come tassarmi e non darmi sicurezza, senza propinare illusioni, pensano ad organizzare al meglio la cosa pubblica, senza giocare al c.d. "scarica barili".
Beh, è una magra consolazione ma, se penso che quanto sempre di più si chiede alla polizia municipale è quello che dovrebbero già fare le forze di polizia beh, in questo stato di cose, dovrebbero istituire il RAMBO: il corpo speciale della POLIZIA LOCALE.
A quei cittadini che avranno avuto la pazienza di leggere questo sfogo, beh, consiglio di chiedersi se questo è quello che davvero vogliono per la loso sicurezza.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale non viene riconosciuta l'indennità di P.S. che, diversamente, viene riconosciuta alle forze di polizia, sicché il mio rischio sulle strade e per il mio lavoro, è considerato in modo diverso da quello riconosciuto a carabinieri, polizia di Stato, polizia penitenziaria; ma non solo, Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato. Forse perché un poliziotto che opera nel mio paese ha dei rischi in più che i miei o quello che opera a Palermo, li ha diversi da quello dell'omologo vigile urbano?
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale, tutt'al più, viene assegnata un'arma corta, per difesa personale, ma che non possono utilizzare uno sfollagente (salvo che il legislatore regionale si prodighi a chiamarlo mazzetta di segnalamento o qualche altro italico psuodonimo), portare al seguito uno spry antiagressione e che comunque, per portare quell'arma, il consiglio comunale deve decidere se riconoscere o meno, tale facoltà al poliziotto locale: e, si badi, bene, solo entro i ristretti limiti del territorio comunale di appartenenza. Diversamente, chi indossa una delle uniformi delle forse di polizia ha un'arma corta come dotazione di servizio (rectius, se hai un'uniforme, presumo che hai anche le palle per portarla) che può portare su tutto il territorio nazionale, giacché se serve a difenderti e a difendere, non capisco bene perché dovrebbe cessare questa funzione quando il poliziotto varca il limite del territorio di sua competenza (come avviene per il vigile urbano). Inoltre, quelli che indossano le uniformi delle forze di polizia hanno armi di reparto (quindi, sono in dotazione all'equipaggio che compone la pattuglia) quale lo sfollagente e la mitraglietta.
Interessante è anche sapere che tutt'oggi e da diversi anni, per fare il vigile urbano ci vuole il diploma di scuola media superiore, ma per entrare nelle forze di polizia basta la terza media. Nonostante questo, ai vigili urbani non è copnsentito accedere alla banca dati del Ministero dell'Interno - come, diversamente, avviene per le forze di polizia - e quindi, conosci sempre il nome ed il cognome di chi fermi, ma non sai mai chi fermi.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che è compito dello Stato (è scritto nella Costituzione, non nel libro delle chimere) esercitare la polizia dell'immigrazione, ma è la polizia municipale che si vede impegnata in prima linea contro fenomeni delinquenziali, quali la contraffazione, senza avere adeguati strumenti di collegamento ed operativi per vincere almeno qualche battaglia.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che alla polizia municipale raramente viene acquistato un giubbetto antiproiettile...non dico per andare a fare sparatorie ma, più semplicemente, fare una delle attività più consuete e cioè quella di assistere il personale 118 durante un TSO (ad esempio)...ricordo che qualche tempo fa, se anziché il poliziotto dello Stato, munito di giubbetto antiproiettile, fosse intervenuto - come solitamente accade - il vigile urbano, questo sarebbe stato infiocinato dal disturbato psichico.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che un equipaggio della polizia di Stato non esce in servizio, se non a bordo di un'auto munita di cellula di sicurezza (divisorio interno che separa il personale, dal trasportato che, solitamente, è un fermato/arrestato) e che, diversamente, se non ci sono almeno tre persone la pattuglia non esce; ancora, se la pattuglia è prevista in notturna, con tre unità ed uno si ammala, la pattuglia resta chiusa in commissariato perché esposta a rischi dei quali esiste comunque la c.d. "causa di servizio". Soprattutto, se sanno che una pattuglia di vigili urbani è composta da quello che capita, armati o non armati, donne, uomini, a posto determinato o indeterminato, di giorno, come di notte e, sicuramente e salvo rare occasioni, con non più di due persone a bordo.
Mi domando quanti sono i cittadini che sanno che sono ben pochi i comandi che hanno una camera di sicurezza, ma non è raro dover accompagnare in caserma una persona soggetta a controllo e che, in tale fase, è minacciata la sicurezza della persona e del personale, nonché le finanze pubbliche, perché se il tipo si fa male, poi paga la comunità, moralmente e/o economicamente, salvo rivalse sui malcapitati vigili jettati.
Sicuramente, i cittadini non sanno che ultimamente le varie prefetture insistono affinché i sindaci impieghino il personale della polizia municipale, per dare ausilio alle forze di polizia, soprattutto in epoca notturna oppure durante le partite di campionato o quando ci possono essere tumulti e, che tutto questo, solitamente, avviene perché i vigili urbani devono fare servizio di vaibilità (così non beccano l'indennità di P.S., ma magari la medesima legnata del tifoso che non si preoccupoa troppo se il berretto dell'agente è bianco o nero) oppure - la trovata più recente - perché la polizia di Stato non può essere distratta nel rilievo dei sinistri stradali...interessante è sapere che il Ministero dell'Interno, con una propria circolare ha disposto che solo la specialità polizia stradale della polizia di Stato può rilevare i sinistri stradali e che comunque, a livello nazionale, il 70-80% degli incidenti stradali, li rileva proprio la polizia locale (municipale e provinciale) e, per quel che resta, provvede la polizia stradale o le stazioni Carabinieri. Ed ancora, trovo notevole difficoltà a credere che esista un sindaco che rinunci all'idea di propinare ai propri cittadini che la sicurezza è sotto controllo, perché i vigili urbani (quelli di cui ho detto più sopra, intendo) aiutano (rectius, sostituiscono) le carenze dello Stato a livello locale, senza garantire quello che dovrebbe garantire lo Stato, con le risorse e le competenze che ha in tema di sicurezza.
Ma mi viene da pensare anche a quei cittadini che tanta acredine riversano sui propri vigili; a coloro i quali, senza pensare che pagano le tasse affinché lo Stato (e non il comune o la provincia che adesso lo Stato vuole sopprimere) li protegga, accettano, così supinamente, di rinunciare a quei servizi che dovrebbe garantire la polizia locale (l'ambiente, il commercio, l'urbanistica, la quiete pubblica,...). Quella polizia locale che viene sempre di più impiegata in servizi che la Costituzione riserva allo Stato.
Non me lo domando, in quanto vigile urbano o con una certa vena di rivalità nei confronti di quelli che indossano una giubba diversa dalla mia: anche perché quello che è riconosciuto loro, è quello che dovrebbe essere riconosciuto a tutti coloro che indossano un'uniforme. Non è una questione di guerra dei poveri.
Piuttosto, me lo domando come cittadino, allorquando, dinanzi ad un Magistrato come Raffaele Cantone, medito sulle sue parole che citano la vigilanza urbana e chiude: "Non bisogna mai dimenticare che attraverso i comuni si controllano le licenze commerciali, gli appalti, l'edilizia, e quindi le nuove case, elemento fondamentale per le famiglie quanto il lavoro: in pratica gran parte della vita dei cittadini (cfr. I Gattopardi, pag. 151). Dunque una vigilanza urbana che faccia il proprio mestiere e lo faccia bene, sarebbe un presidio di prima sicurezza fondamentale, perché capace non solo di accertare, ma di percepire ogni intrusione delinquenziale nel contesto sociale, senza lasciare terreno fertile alla formazione delle associazioni per delinquere o di stampo mafioso o anche semplici delinquentelli (ricordo, che all'epoca delle BR, fu proprio un vigile urbano a fare il c.d. "lavoro sporco" che consentì una grossa operazione di polizia, propriamente detta, solo perché capace di vigilare sull'urbis! il suo mestiere).
Me lo domando come cittadino, perché pensare ad una polizia locale, già di per se sottodimenzionata, che a malapena riesce a coprire il suo non semplice compito primario - la sicurezza urbana, che non è ne la pubblica sicurezza, ne l'ordine pubblico - impiegata come presidio della tutela del territorio dello Stato, senza armi o, se armata, senza un'adeguata preparazione tecnica e psicologica all'uso delle armi, non mi dà sicurezza.
Forse si dovrà attendere che qualcuno si faccia male. Che un vigile urbano che non può invocare la causa di servizio e che nottetempo è stato steso da un ubriaco o crivellato da un criminale notturno, porti i cittadini - intendo, quelli che abitano i comuni, non il popolo italiano - a piangere il proprio vigile e magari, a domandarsi, se ne valeva proprio la pena.
Beh, come cittadino e cultore della Costituzione - il mio libro dei sogni - vorrei vivere in un Paese normale dove:
- chiamo un numero unico dell'emergenza e mi risponde un unico soggetto che garantisce la mia sicurezza (stiamo pagando una pesante sanzione all'Europa perché abbiamo n numeri dell'emergenza: 112, 113, 117, 118,...)
- ho un'unica forza di polizia dello Stato, anziché Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza che in modo coordinato, razionalizzando le innumerevoli forze in gioco e sapendo chi-fa-che-cosa, garantisce la mia sicurezza e quella delle persone a me più care (dal 1° gennaio pagheremo all'Europa una pesante sanzione perché non abbiamo unificato le forze di polizia)
- ho un'unica polizia locale che garantisce la sicurezza urbana, come pacifica convivenza, con attività preventive e repressive di controllo del territorio locale
- non devo più pagare sanzioni all'Europa, perché ho dei governanti che invece di pensare a come tassarmi e non darmi sicurezza, senza propinare illusioni, pensano ad organizzare al meglio la cosa pubblica, senza giocare al c.d. "scarica barili".
Beh, è una magra consolazione ma, se penso che quanto sempre di più si chiede alla polizia municipale è quello che dovrebbero già fare le forze di polizia beh, in questo stato di cose, dovrebbero istituire il RAMBO: il corpo speciale della POLIZIA LOCALE.
A quei cittadini che avranno avuto la pazienza di leggere questo sfogo, beh, consiglio di chiedersi se questo è quello che davvero vogliono per la loso sicurezza.
mercoledì 21 dicembre 2011
Governi & Governi...
Con l'insediamento del Governo Monti, inevitabilmente, buona parte del popolo italiano sta tornando nuovamente sul "piede di guerra".
Personalmente, credo che, inevitabilmente, quale che fosse il "Comandante" al governo della "Nave Italia", la navigazione sarebbe stata molto difficoltosa. Non a caso, buona parte dei più importanti leader di partito, hanno appoggiato il Governo Monti forse, nell'idea che il governo "lacrime e sangue" che ricorderanno gli italiani, sarà quello a guida Mario Monti, sebbene le sue scelte siano condivise dalla gran parte dei parlamentari.
Beh, a questo punto, un governo vale l'altro ed ogni governo è messo nella condizione di chiedere sacrifici... sacrifici economici, intendo.
Beh, girando tra le immagini della rete (molte delle quali, tralasciate) ed i curriculum dei vari ministri del precedente Governo e di quello attuale, non mi si negherà almeno il fatto, che di questo Governo, possiamo dire che sia composto da ministri autorevoli e credibili.
E domani? domani è un altro giorno, si vedrà.
Personalmente, credo che, inevitabilmente, quale che fosse il "Comandante" al governo della "Nave Italia", la navigazione sarebbe stata molto difficoltosa. Non a caso, buona parte dei più importanti leader di partito, hanno appoggiato il Governo Monti forse, nell'idea che il governo "lacrime e sangue" che ricorderanno gli italiani, sarà quello a guida Mario Monti, sebbene le sue scelte siano condivise dalla gran parte dei parlamentari.
Beh, a questo punto, un governo vale l'altro ed ogni governo è messo nella condizione di chiedere sacrifici... sacrifici economici, intendo.
Beh, girando tra le immagini della rete (molte delle quali, tralasciate) ed i curriculum dei vari ministri del precedente Governo e di quello attuale, non mi si negherà almeno il fatto, che di questo Governo, possiamo dire che sia composto da ministri autorevoli e credibili.
E domani? domani è un altro giorno, si vedrà.
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