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martedì 14 dicembre 2010

Libertà d'agire e di manifestare?

Ce lo dobbiamo domandare quando, in ragione del giusto diritto di difendere diritti che si intendono, violati, ci si sente autorizzati a devastare una città come Roma.
Mi domando che cosa c'entra tutta quella povera gente che ha subito la devastazione del proprio posto di lavoro, la distruzione dell'autovettura costata anni di lavoro; che cosa c'entra il patrimonio storico-culturale che appartiene a tutto il popolo italiano e a ciascun cittadino, in particolare, con il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero?
La risposta, sta in ciò che resta di una Città e di un Paese ferito.
Sì, perché Roma e l'Italia è stata ferita: barbaramente ferita!
Ferita da un branco di scalmanati che per le belle strade e piazze romane, non ha saputo far di meglio che distruggere quelle cose esposte alla pubblica fede, sol per questo degne di maggior rispetto; ma analoghi scalmanati hanno violato le stanze del potere, come un branco di sciacalli sulle prede da divorare: questa è l'immagine che a noi cittadini restano delle odierne vicende "romane".

giovedì 21 ottobre 2010

La marcia su "Roma Ladrona"...

Quando si invecchia - almeno nel mio caso - si è portati a pensare che la storia non è quella che ci raccontano sui banchi di scuola o poco dopo, sui banchi di lavoro o, più in generale, su quelli dell'esistenza; la storia, più probabilmente, è quella che si è disposti a credere o che si è convinti di credere, anche perché personaggi come Carlo Azeglio Ciampi, sono disposti a rendere note le proprie memorie e dunque, il proprio raccontro della propria storia, profondamente intrisa della storia d'Italia.
Così è difficile per uno studioso della storia recuperare quei reperti che talvolta non gli appartengono: perché troppo giovane o, più semplicemente, perché troppo distanti o diversi dal proprio convincimento. Non c'è offesa alla storia, a quella vera, scritta sulle pietre sepolte dalla polvere dei secoli, da parte di coloro che ne fanno studio; ma l'inevitabile conseguenza del fatto che chi studia la storia è un uomo e dunque fallace e disposto a fallire, soprattutto se sospinto dalla necessità di provare l'orgasmo di una scoperta molto vicina al proprio credo ideologico. Insomma, per quanto intellettualmente onesti, si tende, ciascuno, a restare coinvolti dall'idea che ciascun storico si fa della storia.
Ebbene, io non sono uno storico, né, tanto meno, uno studioso della storia, ma mi sono abituato a credere che il fascismo - dal quale sono molto distante (per esser subito chiari) - non è stata una presa di potere, se non il riconoscimento del potere esecutivo da parte di chi, Re, a capo di una monarchia costituzionale, ha consentito a Benito Mussolini, di fare il Primo Ministro.
Che cosa distingua il Re, in una monarchia istituzionale, dal Presidente, di questa Repubblica, probabilmente, è un fatto meramente formale. Se non nel fatto che l'uno era il rappresentante di un potere filiale, la cui educazione a governare era sicuramente diversa da quella di chi, oggi, è figlio della politica, alla quale è affidato il compito di educare chi domani dovrebbe governare il Paese. Se non il fatto che in una monarchia di cui fanno sfarzo i soli nobili, in questa Repubblica, fanno sfarzo coloro i quali, comunque governano i popolani che da un lato osannano i buoni e dall'altro li fustigano, in ragione di passioni intestine, più o meno comprensibili.
Ma, beh, veniamo al mio convincimento della storia o, per meglio dire, dell'idea che mi son fatto di quella storia d'Italia, non così diversa da quella odierna.
Il 20 ottobre del 1922 - anno in cui nasceva mio padre, comunista, che mai partecipò ad un pubblico raduno fascista (né da balilla, ne da giovane fascista), in quanto antifascista, ma fedele all'Italia; tanto da subire la prigionia nei campi di concentramento inglesi (che la storia non cita, ma ci son stati), mentre commilitoni del regime giuravan fedeltà alla regina, fedeli alla loro italianità, piuttosto che all'Italia - ci fu la marcia su Roma e qualcuno dice, un colpo di Stato, mentre io dico che lo Stato riconobbe a Mussolini il diritto di governare l'Italia. Fu il Re a riconoscere a quel gruppo di facinorosi la possibilità di entrare in Roma, senza muovergli contro quell'esercito che probabilmente li avrebbe dispersi. Dunque, per me, non ci fu alcun colpo di Stato, nessuna presa di potere, se non il desiderio della gente di portare sul terrazzino un italiano capace di gridare alle c.d. "folle oceaniche" il suo "vincere e vinceremo". Ci fu il bisogno di far fronte a certe paure della borghesia e del clero, sebbene così distante dal pensiero fascista, ma così timorosi dei comunisti. Ci fu il "coraggio" dell'opposizoione parlamentare di ritirarsi dal Parlamento, lasciando che personaggi come Matteotti venissero massacrati a colpi di manganello...
Ma la storia cambia e si diventa più buoni. Così come un camaleonte la cui natura di mangiatore di insetti non muta, se non nel colore, la natura politica dell'uomo non muta, se non nelle bandiere con le quali spesso si riempono le piazze o i cerimoniali funebri.
Così le marce su Roma - adesso Ladrona (ma val sempre la pena occupare la sedia di Cesare, quando gli elettori sono troppo presi dall'ammirare chi ci sta sopra, anziché il simbolo che lo sorregge) - si ripetono e così accade che il popolo ha ancora qualche spauricchio dal qual difendersi, sì da ricorrere, di tempo in tempo, a reclamar la figura dell'uomo forte. E perché, non un Re, ma un Presidente, non dovrebbe affidare al popolo quel personaggio che sembra più in linea con quel sentimento nazionale? Il Re, sì, venne esiliato e con lui tutta la sua famiglia, perché non fu abbastanza coraggioso da muover l'esercito contro i fascisti, anziché far capo del governo chi li rappresentata con onore. Per un Presidente, questo, probabilmente non può avvenire e chissà se sarebbe giusto per questo, quando non lo è stato per quello.
Certo, la mia, è solo un'idea della storia di questo Paese. Non sono uno storico, non conosco la storia, non ho la cattedra per raccontarla e, probabilmente, se lo dovessi fare, dovrei tacere e documentarmi secondo il comune senso della storia d'Italia.
La mia è solo una riflessione da italiano piccolo, piccolo.
Che più che scandalizzarsi per quello che non fa o fa il mio Presidente; più che stupirmi per l'olio di ricino che somministra od evita di somministrare il Capo del Governo; che avvilirmi per un modo becero di fare opposizione, pronta a tagliarselo per far dispetto alla moglie; che restare basito dinanzi ad un "Gran Consiglio del Fascismo" che dstituisce il proprio dittatore, per il Futuro e la Libertà del Paese, ma poi è subito pronto a tutelarne la persona.
Più di tutto questo, sorrido, dinanzi a quel modo tutto italiano, di non restare fedeli all'Italia; ma solo all'idea d'Italia che ciascuno, in modo così personale e diverso da un altro, ha di questa Italia, credendo nella storia più interessante che gli viene raccontata.
Mio padre non c'è più ma, come credente, credo che mi può adesso osservare e capire che la storia della sua vita, è stata molto più interessante dei libri di storia somministrati a piccole dosi, nella scuola dell'obbligo. Che quella storia fatta di uomini coerenti - fascisti o antifascisti, non conta - e dispositi a prendere botte e scherni, per l'onore dell'Italia, è la storia che più mi ha affascinato e mi appartiene.
E' anche la storia della prima Repubblica, costruita da politici che nell'Agorà romana hanno ricostruito un'Italia unita e repubblicana, condividendo un'unica idea di Paese normale, descritto in quel libriccino che hanno chiamato Costituzione.
Sicuramente, una storia ben diversa da quella che è stata "La marcia su Roma Ladrona" e dei ladroni che se la sono presa.

sabato 25 settembre 2010

Ricomincio da qui...

...da dove ho sospeso questo percorso di memorie.
Torno adesso dal Convegno di Riccione della Polizia Locale.
Li, ho visto spendersi Colleghi, per lunghe ore e nel desiderio di trasmettere un sapere che non ritenevano proprio ed altri colleghi che hanno preferito spendere altri, mantenendo il loro status di irraggiungibili.
Lì ho di nuovo riflettuto alla grandezza dell'uomo umile e semplice, scevro da simboli, segni che solo hanno senso, se inseriti nel contesto di un'organizzazione che necessita di differenziare i ruoli delle persone, non già in ragione della loro bravura, ma della loro comune utilità: TUTTI utili, NESSUNO indispensabile.
Lì ho riflettuto sulla miseria dell'uomo che si crede grande, pronto a divenire, esso stesso, mausoleo della propria vanagloria, affiggendosi come un Cristo senza nobile anima, simboli e segni, a lui necessari per distinguersi e sentirsi diverso, come diverso è realmente ed in quanto tale, INUTILE.
Da lì sono ripartito, come ogni anno, con un nuovo entusiasmo per provarci ancora a fare il mio: il nostro difficile mestiere.
Difficile, non perché difficile, ma reso difficile dalla circostanze.
Difficile, è fare il cavatore; difficile, è fare il netturbino; difficile, è fare lo stradino; difficile, è stare in un gabbiotto al self service del supermercato.
Il nostro non è un mestiere difficile, ma è reso difficile.
Difficile perché in molti hanno perso il senso del ruolo, della pubblica funzione, del ci-sono-per-servire-il-Paese e non del Paese-al-mio-servizio.
Così, la pollitica, come una piccola macchia d'olio che può inquinare litri e litri d'acqua, si allarga sullo specchio d'acqua della pubblica amministrazione che, in quanto tale, dovrebbe essere così limpida e trasparente come la desidera la Costituzione e come impone la legge 241/1990.
Ma i polliticanti, spesso, pensano poco al futuro: perché il futuro non offre consensi, non elargisce sorrisi, non distribuisce denaro, non riconosce potere.
Il futuro, spesso, contrasta con il presente, giacché il futuro è, necessariamente, novità e ciò che distingue il pollitico dal politico, è avere la capaicità di immaginare il futuro; così come lo scienziato lo immagina e il ragioniere lo mette in atto... penso a Fleming, il padre della penicillina, salvatore di vite, morto uilmente e appena ricordato e penso a personaggi senza alcuno scrupolo che vivono in funzione di una morte fastosa e fastosa si dimostra. Com'è strana la vita...
Ebbene, il pollitico teme il futuro, perché per costruire il futuro c'è da sconvolgere il presente e quindi, perdere consensi o avere la capacità di dimostrare quanto si è bravi da saper prevedere il futuro.
E già, perché tutti si può fare il pollitico: basta un po' di faccia tosta e volersi tanto bene.
Non tutti si può fare il politico, perché bisogna averne i talenti ma, soprattutto, bisogna voler bene agli altri.
Così questa pollitica becera, ha reso la politica sporca e così chi in cuor suo ama la politica, ne resta fuori, perché la scambia per la pollitica, che i nostri attuali polliticanti riescono al meglio a rappresentare nel teatrino quotidiano a cui tutti, assistiamo giornalmente.
Per questo diventa difficile il nostro mestiere, anche se non è difficile.
Perché, spesso, non sappiamo per chi e per che cosa stiamo lavorando, giacché di obiettivi politici se ne parla fino al giorno delle elezioni eppoi... eppoi sarebbe il futuro del Paese ed allora mettiamo il programma in un casetto e nel nostro cassetto, mettiamo tutto il resto.
Per fortuna, però, c'è ancora chi crede che insieme si può fare di più, anche se la pollitica non ce lo consente, sebbene, paradossalmente, dà comunque gli strumenti per fare: questo è il paradosso ipocrita della pollitica. Offrire strumenti giusti, con il desiderio che non vengano utilizzati.
Dunque, persone come nn... non faccio nomi, perché non mi sembra giusto e loro lo sanno... sono persone che hanno una marcia in più.
"Insivisbili" a chi non li vuole vedere.
Ma sono soltanto dietro il dito di chi non li vede.
Basta spostare un poco poco la mano e gli invisibili, si vedono e danno tanto.
Grazie invisibili...

Codice Strada, Assicurazioni e Civile GRATIS

Segnalo a quanti interessati che sul sito www.altalex.it è possibile scaricare i codici di cui all'oggetto in documento pdf, aggiornatissimi e gratuiti, nonché ben fatti.

martedì 21 settembre 2010

Codice Strada aggiornato

Su http://www.altalex.com/index.php?idnot=11631 è possibile scaricare un aggiornatissimo Codice della Strada aggiornato alla recente L. 120/2010.

martedì 10 agosto 2010

Segnalazione sito...

...tutti al mare, tutti al mare a mostrar le chiappe chiare?
E se se vuole un aiuto per controllare meglio le aree demaniali vi consiglio di andare sul sito http://digilander.libero.it/steve1962/...davvero interessante!

giovedì 1 luglio 2010

Penso alla notizia del giorno...

...Beh, a questo punto domando: che senso ha questo correre verso la pausa estiva per "alzar gli scudi"? che cosa si teme? o che cosa si vuol evitare di temere? Non lo domando a quelli come me che, con molta superficialit... Mostra tuttoà, sarebbero liquidati con un: "è un comunista".
Non lo domando a coloro i quali sono stati assunti nel partito-azienda e quindi, da ottimi dipendenti, eseguono le disposizioni delll'impresario.
Lo domando a coloro i quali hanno perso la dignità politica e l'indipendenza che gli garantiva quel partito che in un modo o nell'altro, ha contribuito a scrivere la storia d'Italia (MSI - AN) e quindi, si sono lasciati fagocitare dal partito-azienda. Ma lo domando a coloro i quali, manifestando formalmente una sorta di indipendenza dal partito-azienda, ne restano comunque avviluppati, incitando i propri elettori alla "Roma-ladrona", ma gozzovigliando di quei privilegi che comunque gli concede. Ma lo domando proprio a quegli elettori del nord produttivo, che lavorano la terra, che costruiscono la "fabbrichétta", che si vestono di verde per non far passare lo straniero, ma che son ben disposti ad indossare lo "scudo istituzionale", a difesa di personaggi come Dell'Utri, che riconosce ad un mafioso, il valore di eroe.
Non lo chiedo con spirito critico: ma per capire.
Perché come cittadino che non ha eletto questa maggioranza di governo, ma come cittadino rispettoso delle istituzioni democratiche la rispetto, credo di avere un diritto fondamentale: quello di capire.
Capire che cosa sta accadendo in questo Paese, sempre più distante dalla normalità; capire perché un mafioso dovrebbe essere un eroe e soprattutto capire come possa, la televisione di Stato, consentire ad un rappresentante del popolo italiano di esprimere tali concetti valoriali da diffondere, soprattutto tra i giovani; capire perché chi svolge una professione pericolosa quale un camionista è soggetto a controlli più stringenti e chi mi rappresenta e prende decisioni per il futuro di questo Paese non possa essere soggetto a controlli preventivi sulle sostanze psicotrope e/o stupefacenti; capire perché non ha senso lasciare casa mia in mano ad un ladro e consentire che una banda di pregiudicati possa amministrare la casa di tutti, l'Italia.
Mi piacerebbe che qualcuno dichiarasse: sono un elettore del centro-destra e questi sono i motivi del perché.